
[...] “Nato a Palermo nel 1923, il siciliano Ripellino aveva un aspetto vagamente esotico. I capelli lisci e corvini, che ravvivava con un rapido gesto della mano, la figura slanciata, gli zigomi alti, i folti baffi, i grigi occhi guizzanti lo facevano stranamente rassomigliare a un russo del sud, come notò Pasternak, a un georgiano. Aveva compiuto gli studi a Roma, dove si era laureato in Lettere sotto la guida di Ettore Lo Gatto, il padre della russistica italiana. […] L’incontro con le lettere russe segnò la vita di Ripellino: titolare dal 1961 della cattedra di Lingua e Letteratura russa all’Università “La Sapienza” di Roma, fu studioso e storico della letteratura e della cultura russe, traduttore, amico fraterno di poeti e intellettuali sovietici. Ripellino fu autore fecondo: la prima bibliografia delle sue opere, pubblicata nel 1983, annoverava complessivamente 570 titoli. Di questi circa 240 sono d’argomento russistico e comprendono monografie, antologie, raccolte di saggi, articoli, recensioni, prefazioni, cronache teatrali, voci d’enciclopedia e traduzioni. […]”
Il nodo centrale, l’elemento portante del suo “ardore” per le cose russe fu sempre la poesia del Novecento. I suoi interessi e curiosità di russista ruotarono costantemente attorno a questo fulcro ideale. Videro così la luce l’antologia Poesia russa del Novecento (1954) e un volume di liriche di Aleksandr Blok, di cui egli aveva curato le versioni e il lungo saggio introduttivo (1960); nel 1961 fu la volta di un’altra antologia, Nuovi poeti sovietici. Nello stesso anno uscirono Tre capitoli su Puškin, introduzione a un volume di teatro e favole puškiniane e la versione del romanzo Peterburg (Pietroburgo) di Andrej Belyj, prima traduzione italiana del romanzo, accompagnata dal saggio introduttivo Pietroburgo: un poema d’ombre, in cui lo studioso indagava i temi, la matrice filosofica e le soluzioni formali dell’opera. Altra pietra miliare della sua produzione russistica fu il volume Poesie di Chlébnikov (1968), che offriva una scelta di più di cento poesie da lui superbamente tradotte ed era corredato da uno studio introduttivo di circa novanta pagine, intitolato Tentativo di esplorazione del continente Chlébnikov. In Italia ancora nessuno si era accinto né a un’ampia traduzione, né a un’analisi sistematica dell’opera chlebnikoviana. […] Dopo il '68 divennero sempre più intense l’attività poetica e quella giornalistica: dal 1968 egli divenne collaboratore fisso del settimanale “l’Espresso”, per il quale dal 1972 curò stabilmente la rubrica di cronache teatrali. [...] Nel 1978, qualche giorno dopo la morte dello slavista, uscì il volume Saggi in forma di ballate, una raccolta di saggi già pubblicati negli anni precedenti, dal sottotitolo Divagazioni su temi di letteratura russa, ceca e polacca. Accanto a studi su Halas, Kolář e Schulz vi comparivano saggi su Chlébnikov, Čechov, Rozanov, Majakovskij e due brevi contributi su Pasternak e Bulgakov. […]”
(l'immagine è un'illustrazione di Guglielmo Manenti; il testo è tratto da: Rita Giuliani, La lezione slavistica di Angelo Maria Ripellino, in Angelo Maria Ripellino e altri ulissidi: atti del convegno di studi (Ragusa, 6-7 aprile 2016), a cura di Nunzio Zago, Alessandra Schininà, Giuseppe Traina. Leonforte: Euno edizioni, 2017, pp. 11-26)

